Paura, incertezza, “soffocamento”, scarsa auto-efficacia, senso di inadeguatezza, sono tutte cose che portano ad un serio decadimento della prestazione .

Quando l’attivazione dell’atleta diventa troppo intensa porta al hoking, fenomeno per cui l’atleta si sente  paralizzato, pietrificato, rigido, intrappolato nelle “sabbie mobili”.

La visione di gioco si riduce e il gesto atletico diviene impersonale, scontato,  privo di adattamenti funzionali.

Come sostiene la Dott.ssa Ortensi, nell’atleta una “percezione” di richieste eccessive per le proprie abilità, o la ricerca eccessiva di perfezionismo tecnico, o un eccesso di automonitoraggio e il tentativo di (iper)controllo,  portano vissuti di ansia da prestazione che peggiorano la performance e alimentano un senso di insoddisfazione nello sportivo.

Negli ultimi anni il Choking è stato molto studiato e sono state individuate due principali cause:

  • DISTRAZIONE: l’atleta si preoccupa troppo per la situazione di gara e non dedica abbastanza attenzione alla performance (Wine, 1971).
  • EXECUTION FOCUS: l’atleta si concentra troppo sull’esecuzione peggiorando cosi la performance.

Durante il Choking spesso si verifica un paradosso motivazionale: quanto più ci si sforza di ottenere risultati eccellenti a livello performativo, tanto minore risulta la qualità globale della performance

Il primo passo per affrontare il Choking è sicuramente quello di prevenirlo.

Gli strumenti e le tecniche sono molteplici. Realizzazione di routine di concentrazione in pre-partita, tecniche di rilassamento, di visualizzazione, di gestione dello stress, self talk positivo ed altro. Tutte tecniche che consentono di incrementare la self-efficacy e offrono l’opportunità di orientare se stessi alla migliore prestazione in gara.